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norahgates ha risposto al tuo post “Quella cosa che sai che qualcosa delle cose che vivi funziona anche, e…”

Contorto, ma assolutamente chiaro.

Non capisco bene bene il perché ma quasi mi consola, questo. :)

Quella cosa che sai che qualcosa delle cose che vivi funziona anche, e non puoi dire che non funziona nulla perché non è vero e non è vero mai, però ti senti come se non funzionasse nulla e ti dispiace perché non vuoi, e non è che c’è qualcosa da fare. Non funziona nulla.

Aspetta un momento ma quello giusto.

Mi hanno detto che sono veloce a rendere le cose facili nella mia testa e parlare come se fossero davvero facili, quando poi sono difficili, difficili nella realtà. Io non so cosa farci ma sono convinta che sia estremamente più facile considerare difficili le cose. Le giustificazioni, i vedremo, il tempo che mi dicono esserci, i momenti che bisogna aspettare quelli giusti. Non credo di essermi mai trovata nel posto giusto nel momento giusto con le persone giuste, ma so che so essere felice anche io, so che non è per tutti la vita che ti manda per posta quello di cui hai bisogno e a te basta sentire il campanello e aprire appena la porta. Se il momento giusto non esiste e non esisterà mai non ci credo che non ci è permesso sentire sulla pelle quello che abbiamo bisogno di sentire, non ci credo che dobbiamo mettercela via e accontentarci di quello che ci succede, prendere quello che capita. I tuoi progetti pesano più di te, dicono, i miei progetti sono il peso che mi manca, dico.

Quasi mi vergogno, qualcuno mi scrive gli scrivo, mi parla gli parlo, mi guarda lo guardo, si avvicina mi avvicino, mi sogna e mi viene da andare via perché non sono mai riuscita a sognare nessun altro.

I miei capelli, le sue mani, non li tagli più?, è che mi accarezzano se poi non rimani.

Perdersi perdersi ritrovarsi sempre uguali, a non sapere cosa fare cosa potere cosa per non farsi male. Tremare quel poco, parlare di quello che c’è il bisogno di dire, stringersi il tempo che resta. Gli occhi, come vedi il mondo con due occhi belli come quelli, cosa vedi in due occhi così banali come i miei? Le mani come ossigeno che mancava. Le mani che sanno dove mancava. La testa piena di cose giuste e sbagliate che si confondono, quanto è fortunato chi non deve scegliere nei grovigli. Non rompere gli equilibri. Fare piano. Respirare piano parlare piano guardarsi piano. Guardarsi piano.

Alle sei e mezza sopra a coincidenze programmate e volute perché la vita di coincidenze e basta non se ne fa nulla. A prendere i treni giusti, a capire le cose in bilico tra le metafore.

Io lo so che è mossa e sfocata, ma se volete posso coinvolgere anche voi nel buonumore che mi provocano le foto di questo cane bianco. Che sì, è lo stesso dell’altra volta, e sì, io sono fissata ancora sulle stesse foto.

Quella volta in cui ho indicato l’orario sopra al treno e il conducente mi ha fraintesa e mi ha salutata sorridendo e poi io l’ho salutato sarebbe potuta iniziare la storia d’amore della mia vita ma poi lui è partito lo stesso.

corinz:

Chissà perchè mi sei venuta in mente tu.

Ciao amica 💙🌊
(grazie a Dio li fai esistere entrambi dentro di te)
giulisewin

Sei la gatta più dolce e mi manchi tanto. ♥

Queste strade parallele e i ponti troppo distanti uno dall’altro e noi che dobbiamo continuare le nostre strade e il tempo di avere gli occhi vicini ed è già ora di tornare. Il problema è sempre il tempo che non può aspettare.

Mi addormento sempre più tardi, mi sveglio sempre più tardi, rispondo sempre più tardi, vorrei poter dire più tardi al tempo. C’è che sono quaranta i minuti di un’intera puntata di un telefilm ormai finito e quaranta i minuti davanti ad un messaggio non ancora aperto, ed è uno spreco e me ne rendo conto, potrei dormire di più, camminare di più, uscire di più, e poi invece mi ritrovo a voler risolvere problemi che nemmeno sono tutti miei ma che se mi toccano non posso lasciare lì. Ho la pelle delicata, quasi tutte le creme a casa sono per me, perché per poco anche l’aria addosso mi crea complicazioni, figurarsi i problemi che mi toccano. Chissà perché poi si può dire che anche i pensieri toccano le persone; senza figure retoriche, è l’unico modo per toccarsi dentro. Dico solo che dovrebbe avere un verbo proprio, perché così diventa inevitabile, non come le braccia che prendendo per i polsi puoi allontanare, non come le labbra che girando la testa puoi evitare. Che poi li eviti qui, ti entrano in testa e vanno a toccarti la cassa toracica da dentro e non hai risolto niente. E come si risolvono le cose? Le parole diventano sempre pesanti quando si devono risolvere le cose, le cose diventano sempre pesanti quando ci sono troppe parole, gli occhi non bastano mai. 

Ho passato la giornata a preparare infusi aromatici e credo che il rosmarino e la salvia insieme mettano di buon umore sul serio, quindi guardo il cane bianco e mi metto a ridere come se fosse una cosa normale. Cioè saltellavano perché il padrone lanciasse la pallina, è una cosa che non capirò mai ma mi viene da avere cinque anni a guardarli.

Mare o montagna? Letto o divano? Luna o stelle? Inverno o estate? Té o caffè?
Anonimo

Mare, letto, luna, estate, caffè. Però l’ultima era difficile sai.